Cronaca Termini Imerese

Ultimo saluto a Cristian Taravella e spunta l’arcobaleno

In un clima di commozione e disperazione si sono svolti i funerali di Cristian Taravella, il giovane studente termitano, di Campofelice di Roccella, che a soli 18 anni ha perso la vita in un drammatico incidente stradale il primo maggio scorso. Doveva essere un giorno di festa, ma si è trasformato in una tragedia. I funerali si sono svolti nella chiesa Madre di Campofelice di Roccella, una parrocchia gremita che Cristian ha salutato con il sorriso: al termine della cerimonia, infatti, si è aperto in cielo un arcobaleno, simbolo di alleanza tra uomo e Dio.

Tre comunità piangono Cristian: Campofelice di Roccella, il suo paese d’origine,  Montemaggiore Belsito,  paese d’origine della famiglia, Termini Imerese, centro dei suoi interessi culturali ed affettivi.

Durante l’omelia i compagni hanno letto lettere toccanti dedicate a Cristian, la professoressa Spitaleri, a nome del dirigente scolastico del liceo scientifico “N.Palmeri” di Termini Imerese, Patrizia Graziano, ha letto una lettera per la famiglia:  “La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto.  Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.  Prega, sorridi, pensami!  Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.  La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.  Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace”. (Sant’Agostino)

La lettera del compagno di banco, Giovanni Gullo

Caro amico, ti sto scrivendo questo messaggio perché ormai non ho più sonno. Sono le 2,24 del 02-05-18. Qualche ora fa te ne sei andato con la tua moto ed hai deciso di non tornare più. Magari ti sei stancato di stare con noi, oppure qualcuno ha deciso che il posto giusto per te non era questo. Sai vorrei dirti tantissime cose, ma sicuramente non riuscirò a farlo. Ti ho conosciuto al terzo anno, quando la nostra amatissima preside decise di dividere la tua classe. Il destino ha voluto che tu iniziassi a far parte della V D, così da quel giorno è iniziata la nostra avventura. Mi ricordo che eri seduto con Federico (quello che fra qualche anno diventerà un “pezzu i rui”), da lì iniziammo a conoscerci bene. Finisce il terzo anno ed inizia il quarto. Quest’anno è un pò diverso rispetto a tutti gli altri, perché Federico decide di andare a studiare fuori, e fu così che ci venne la brillante idea si sederci assieme. Da quel giorno sarà un continuo ridere, scherzare, litigare e (come tutti sanno sarà un continuo scroccare.) Finisce il quarto anno nel migliore dei modi. Tutta la classe promossa senza debiti. Cosa che a te non è andata tanto bene perché la professoressa non ti ha messo 7 e di conseguenza non ti ha fatto salire di fascia, per prendere più crediti, che ti sarebbero serviti per la maturità. Inizia l’ultimo anno, l’anno più temuto da noi studenti per la maturità, ma nello stesso tempo l’anno scolastico dove si organizza la sfilata d’istituto e il viaggio d’istruzione (senza l’apostrofo). Con il defilè ti sei messo in mostra, inizi a conoscere nuove persone e trasmetterai a loro il tuo sorriso e la tua voglia di vivere la vita sempre al massimo. Finisce il defilè nel migliore dei modi, hai fatto un figurone, ma la cosa più importante è che hai fatto innamorare tantissime ragazze, tranquillo non lo dico a nessuno lo sappiamo solo io e tu che non è vero. Finito il defilé andiamo a Praga! Arriva il momento di scegliere le stanze, e siamo io, tu, Giuseppe e Vincenzo. Sono stati cinque giorni d’inferno dove ci siamo spaccati la vita, abbiamo sofferto il freddo insieme. Abbiamo fatto tantissimi chilometri insieme, ti ho scattato tantissime foto con il mio telefono, così da pubblicarle su Instagram e facevamo sempre a gara a chi prendesse più like, stranamente perdevi sempre tu. La cosa che mi è sempre piaciuta di te è stata la tua voglia di non mollare mai e di distinguerti dalla massa. Non so se ti ricordi quando un giorno per le vie di Praga, con un freddo che si moriva, invece di andare al Mc Donald come hanno fatto tutti, siamo andati in giro per la città a cercare dei ristoranti per mangiare un pò di cibo decente, e come al solito hai pagato tu con la tua carta. Peccato che proprio all’ultima sera abbiamo conosciuto le chicas spagnole e tu hai conosciuto quella ragazza che definivi “scricchiata”, che ogni due secondi ripeteva sempre l’unica parola italiana che conosceva: buongiorno (e in tutto questo erano le due di notte). Tornati dalla gita dobbiamo iniziare a studiare perché siamo a mare e dobbiamo recuperare molte materie se non tutte  E proprio così che te ne sei andato tu e non sei più tornato perchè dovevi andare a studiare per l’interrogazione del giorno dopo. Ma adesso non preoccuparti più chiudi tutti i libri e divertiti la sù. Gioca a calcio, fatti tutti gli aperitivi che vuoi, per la precisione di “negroni sbagliati”, e ogni tanto pubblica qualche foto, l’importante che poi mi fai sapere se ci arrivi a superare i 100 like. Ah non dimenticarti i 40 euro che mi devi del fantacalcio, se non riesci a metterli da parte tutti anche 20 euro vanno bene, così almeno mi vado a mangiare una pizza. L’unica cosa per cui ci sono rimasto male è che dovevamo organizzare quella famosa partita di calcetto dove c’era la sfida tra me e te, dove tu dicevi che su 10 volte ti avrei marcato solo una volta e io che dicevo che su 10 volte ti avrei marcato 12 volte. Tranquillo prima o poi riusciremo ad organizzarla questa partita, io ti consiglierei nel frattempo li su di cercare Davide Astori, magari puoi giocare con lui. Adesso credo di spegnere tutto perche domani mattina devo venirti a salutare per l’ultima volta. Ah scusa dimenticavo domenica alle 16,30 ho la finalissima di play off contro il Sant’Anna, dovevi venirti a vedere la partita allo stadio con Giuseppe e Ciccio ma sono sicuro che da li sù si vede meglio. Adesso buonanotte fratello mio, ma prima di spegnere il telefono vorrei lasciarti con un pensiero di Schopenauer, uno dei pochi filosofi che ti piaceva tanto. Lui diceva che la VITA È COME UN PENDOLO DI OROLOGIO, CHE OSCILLA INCESSANTEMENTE TRA DOLORE E NOIA CON INTERVALLI FUGACI E PER DI PIÙ ILLUSORI DI PIACERE E GIOIA. Schopenauer ci insegna che nella vita  il dolore nasce dal volere qualcosa, dal desiderare questo qualcosa. Desiderare implica la mancanza di questo qualcosa e, quindi, assenza, e dolore. Essendo nell’uomo, la volontà più cosciente, l’uomo soffre di più. E si ti sembrerà strano ma tutti in questo momento stiamo desiderando proprio te e di conseguenza secondo Schopenauer stiamo soffrendo. Ma io non sto soffrendo affatto perché tu continuerai a vivere dentro il mio cuore e dentro il cuore di tutti. Detto questo ti voglio un mondo di bene. Tranquillo che quando guarderò in cielo la stella che brilla più di tutte sei tu. Il tuo compagno di banco e amico (e come mi definivi tu scroccone) .

La lettera dell’amica Beatrice Piazza

Parlo a nome della mia famiglia o meglio…della mia seconda famiglia. Parlo a nome della mia seconda casa, della mia squadra. Parlo a nome di chi ha camminato al mio fianco durante gli anni più belli della mia vita…gli anni del liceo, gli anni dell’eterna giovinezza. 
Il dolore che proviamo oggi è un dolore che non passa mai. Sono sicura che con il tempo si lenirà, si attutirà, farà meno male. Ma il vuoto che abbiamo dentro…quello non potrà essere colmato. 

Cristian e Beatrice Piazza

Non so perché voi siate qui… Noi, la quinta D, siamo qui perché oggi abbiamo perso un pezzo della nostra esistenza.
A diciotto anni la morte è un pensiero così lontano, eppure oggi mi ritrovo in una chiesa, al funerale di un mio grande amico prima che compagno, a pormi tante domande. La più stupida di tutte è…come ci si veste ad un funerale? Perché ho diciotto anni e, a diciotto anni, io non dovrei saperlo come ci si veste per celebrare la morte di un mio coetaneo. Ma la domanda che credo ci stiamo ponendo tutti è : <<Perché?!>>

Non lo sappiamo e probabilmente non lo sapremo mai. Fatalità? Destino? Ma chi può dirlo? L’unica cosa che ci insegnano questi avvenimenti strazianti è che noi non siamo niente…che su questa terra non abbiamo potere su niente, nemmeno sulla nostra vita. 
Cristian era una persona piena di vita, una di quelle che ti fanno sorridere senza un motivo. Una persona che ha curato le nostre ferite, per quanto ferite possano essere a diciotto anni…perché si sa, a diciotto anni tutto ci ferisce. Cristian era ed è una persona d’oro e non parlo con l’ipocrisia di chi deve, a tutti i costi, dire qualcosa di bello su chi non c’è più. Parlo perché io Cristian l’ho vissuto sulla mia pelle, parlo perché Cristian fa parte di me, di noi, e questo, ve lo assicuro, non può cambiare! 
Quanti sogni amico mio! L’università, il lavoro, la famiglia! Quanti sogni svaniti in una frazione di secondo.
Chiedo umilmente scusa ai genitori di Cristian, a sua sorella Simona…perché comprendo che il nostro dolore, in confronto al vostro, è nulla. 
Se c’è una cosa che ho imparato in mezzo a tutto questo strazio è che la vita non ve sprecata nemmeno un secondo. 
È un nostro dovere e dico dovere! Da oggi in poi vivere anche per Cristian. Ti promettiamo che questo dolore si trasformerà in una disarmante forza. 
La nostra vita è tua Cristian! Te la dedichiamo. Sei la luce che illumina la nostra strada. 
A presto amico mio, arrivederci. 
Lo sai da qui…SI VEDONO GLI ANGELI!
Tua Beatrice e tua AMATISSIMA VD.

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