Cronaca Termini Imerese Trabia

Rapina a Trabia, termitano assolto per non aver commesso il fatto

Rapina a Trabia, C. S., termitano, è stato assolto per non aver commesso il fatto.
La sentenza è stata pronunciata alle ore 15 (del 23.01.2019) dal Presidente della sezione penale del Tribunale di Termini Imerese, dott. Vittorio Alcamo con a latere il Giudice Angela Lo Piparo e Luigi Bonacqua.

Il Pubblico Ministero aveva concluso la propria requisitoria chiedendo una condanna ad anni 9 di reclusione, invece la difesa, sostenuta dall’Avv. Sergio Burgio, ha concluso dopo una lunga discussione chiedendo l’assoluzione del proprio assistito per non aver commesso il fatto.

I fatti risalgono al mese di febbraio 2012 allor quando due soggetti con il volto travisato e armati di pistola fecero irruzione all’interno di un negozio di abbigliamento a Trabia. In un primo momento la titolare credeva si trattasse di uno scherzo di carnevale ma subito dopo si è dovuta ricredere di fronte alle richieste di denaro dei due rapinatori. Il tutto è durato pochi minuti ma molto concitati tanto che il rapinatore piu alto, cosi come ebbe a riferire la persona offesa e la sua amica presente in negozio, decise di aprire la cassa forzandola e durante questa operazione appoggiava le proprie mani nude sul ripiano di vetro lasciando alcune impronte digitali ben visibili.

Raccolti i soldi, circa 100 euro, i due rapinatori scappavano lasciando, per fortuna, illese le due donne.
Sentite dai Carabinieri la titolare del negozio avrebbe riconosciuto, come somigliante, un rapinatore dopo aver visionato le foto segnaletiche mentre la sua amica non riconobbe alcuno .
I Carabinieri immediatamente fecero una perquisizione a casa del presunto rapinatore e non trovarono nulla che potesse ricondurre al rapinatore ( abiti, giubbotto, cappellino, pistola, etc) e fecero anche accertamenti sulle utenze telefoniche in uso ai familiari che non agganciarono ne prima ne dopo la rapina la cella del trasmettitore di Trabia.
Raccolte le impronte digitali, queste furono inviate ai Carabinieri del RIS di Messina ma le comparazioni ebbero esito negativo: non solo non appartenevano ad alcun soggetto pregiudicato ma in particolare non appartenevano al soggetto che era stato riconosciuto in foto dalla titolare del negozio.
Iniziato il processo è stata sentita la titolare del negozio che ha confermato la sua versione ma cadendo in numerose contraddizioni e in sede di contro esame, condotto dal difensore dell’imputato, l’Avv. Sergio Burgio, le sono state mosse numerose contestazioni proprio in ragione delle sue evidenti conraddizioni.
La versione fornita dalla persona offesa, subito dopo, è stata in buona parte smentita dall’altra testimone che anzi ha indicato particolari diversi e importanti omessi nel racconto dalla persona offesa.
La difesa ha raccolto, svolgendo indagini difensive, autorizzate dal codice di procedura penale, le fotografie dell’imputato che erano conservate presso l’ufficio anagrafe del Comune di Termini Imerese e dopo avere prodotto i cartellini detenuti dall’ufficio anagrafe in udienza ha dimostrato che il riconoscimento da parte della persona offesa era avvenuto su due fotografie che ritraevano il presunto rapinatore all’età di 15/16 anni.

La rapina avvenne nell’anno 2012 e l’imputato aveva compiuto già 21 anni . Infatti esaminando i cartellini fotografici che ritraevano l’imputato da maggiorenne si appalesavano come evidenti le differenze somatiche del viso rispetto alle fotografie mostrate alla persona offesa.
Questa attività difensiva, unitamente al verbale dei RIS, ha smontato la tesi accusatoria : infatti l’esito delle risultanze delle comparazioni dattiloscopiche compiute dai RIS avevano anche accertato che non appartenevano all’imputato ed era certo che a lasciare le impronte fosse stato proprio il rapinatore riconosciuto dalla persona offesa.
L’imputato si è sempre dichiarato estraneo alla rapina e si è sempre proclamato innocente.
Il Tribunale , accogliendo la tesi difensiva, gli ha dato ragione.

“Esprimo grande soddisfazione perché si è rischiato, in buona fede, di far condannare un soggetto estraneo per fatti gravissimi e non compiuti dallo stesso – ha affermato l’avvocato Sergio Burgio-.  È stato un processo molto impegnativo e grazie alle indagini difensive è stato risolto nel migliore dei modi. Attendo il deposito della motivazione della sentenza che avverrà entro 90 giorni e leggerò con attenzione le motivazioni”.






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