Opinioni Sicilia

Quote rosa: un passo indietro all’ARS

Quando la politica non è nè di destra nè di sinistra ma solo una brutta politica.

Ieri all’Ars è stato consumato l’ennesimo affronto nei confronti delle donne e delle quote rosa, infatti è stato approvato un emendamento dei M5s di soppressione dell’articolo 1 del disegno di legge ‘Norme in materia di composizione della giunta comunale e di incompatibilità tra la carica di consigliere comunale e la carica di assessore comunale‘.

Tale articolo prevedeva che i comuni con più di 15.000 abitanti dovessero garantire almeno il 40% di presenza delle donne nelle giunte comunali,  mentre per quelli più piccoli doveva essere semplicemente assicurata la rappresentanza di genere senza specificare la percentuale.

Se la “pistola fumante” la si può facilmente individuare nell’azione dei M5s che hanno, di fatto, presentato l’emendamento, non si può non rilevare che altri complici, al riparo del voto segreto, hanno contribuito ad affossare la norma.

L’8 marzo è già stato dimenticato, dagli scranni dell’Ars è partito un brutto segnale nella settimana in cui a Verona  si terrà il Congresso mondiale delle famiglie che vede, tra l’altro, alcune prese di posizione oscurantiste, basti pensare al concetto di omosessualità come malattia da curare o considerare la donna in una posizione di sudditanza il cui unico ruolo ammesso sarebbe quello procreativo, o difendere la posizione antiabortista sostenendo che l’aborto avrebbe una maggiore incidenza del tumore al seno.

Per concludere confidiamo quel che è successo all’Ars sia solo un piccolo intoppo nella lunga marcia delle donne iniziata nel 1869 per ottenere la parità di diritti e che, in futuro, non sia necessario ricorrere ad alcuna, legge, norma o direttiva che regolamenti l’eguaglianza di genere.

 






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