Cronaca Termini Imerese

La lettera del presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati Carmelo Pace

Cari Colleghe e Colleghi,
abuserò della vostra pazienza ancora una volta perché sento il dovere morale ed istituzionale di
comunicarvi le ragioni che mi hanno determinato a non porre la candidatura in questa tornata
elettorale del rinnovo dei componenti del nostro Consiglio.
Per rispetto del ruolo che ho l’onore di rivestire, ho atteso di espletare gli ultimi atti formali che erano
previsti: far prestare il “giuramento” a dei giovani Colleghi, presiedere, come prescrive la legge, la
Commissione Elettorale ed attendere che si ufficializzassero le candidature.
Ho maturato la decisione nel momento in cui il clima nell’Avvocatura è stato reso quasi irrespirabile
a causa della sentenza da tutti voi conosciuta che, al di là di essere o meno condivisa nel merito, è
stata a volte strumento per “dividere i buoni dai cattivi” non sulla base di meriti o demeriti, non su
cosa si sia fatto o non fatto per l’Avvocatura, non su cosa sia necessario all’Avvocatura per recuperare
la dignità di categoria trainante dell’intera nazione, non come l’Avvocato possa riacquistare il ruolo
sociale che ha storicamente recitato. Porgendo lo sguardo anche in altre sedi ( e per la verità anche
nei social dove spesso le grida di pochi diventano o appaiono opinione prevalente), ho rilevato come
tanti abbiano scelto di nascondersi dietro un fatto formale (pur sempre da valutare) come
l’incandidabilità per crearsi spazi di manovra che altrimenti non avrebbero conquistato in un libero e
civile confronto sui temi importanti e fondanti per l’Avvocatura.
Il confronto, anche quando diviene contrasto, forse perché fa parte dell’essere Avvocato (è il nostro
quotidiano…) non mi ha mai spaventato. In mancanza di esso è però lecito pensare che ci si aggreghi
o ci si divida per fatti o peggio per livore personale, perdendo di vista che prima di ogni cosa va
salvaguardata l’Istituzione: i Consigli dell’Ordine, Il Consiglio Nazionale Forense, l’Organismo
Congressuale Forense, il Consiglio Distrettuale di Disciplina, le Unioni Forensi.
Non commettiamo l’errore di screditarle perché in un momento possano essere rappresentate da
persone a noi non gradite, screditeremmo l’intera Avvocatura e noi stessi che siamo Avvocati.
Per questo, al di là di come si fosse evoluta o risolta la “querelle della candidabilità” (tutti voi sapete
che la norma introdotta è al vaglio della Corte Costituzionale) la scelta più coerente con il mio lungo
impegno istituzionale nell’Avvocatura non poteva che essere quella di evitare di esporre l’Istituzione
ad incertezze. Scelta esclusivamente personale, che rispetta quella degli altri. Scelta maturata, ma
non annunciata, perché sono abituato a farle le cose e non ad annunciarle per poi non farle.
Mi sono adoperato, insieme ad altri colleghi in cui albergano gli stessi valori, affinchè l’Avvocatura del
Foro di Termini Imerese potesse scegliere tra Avvocati che continuassero ad assicurare anche in
futuro un Consiglio coeso nei rapporti tra i componenti e negli obiettivi da perseguire; che
continuasse a rappresentare al meglio gli Iscritti, pronto a raccogliere le loro istanze e ad intercettare
le loro esigenze; che fosse in grado di confrontarsi alla pari con la magistratura, senza alcuna
accondiscendenza o captatio benevolentiae; che avesse una guida all’altezza del compito di
raccogliere il testimone di quanto sino ad oggi costruito e non solo nel periodo in cui ho avuto l’onore
di presiederlo.
Mi auguro che, nonostante alcuni segnali di forte contrapposizione, ciascuno dei candidati, una volta
eletto, smetta la veste di candidato per indossare quella di Consigliere dell’Ordine di Termini Imerese,
onorando prima il ruolo e poi sé stesso. Nella mia veste mi sono imposto di stare sempre dietro come
persona/Avvocato, ponendo in prima fila e come priorità il ruolo, consapevole che non appartenesse
a me, ma agli Avvocati del Foro di Termini Imerese che ho avuto l’onore di rappresentare.
Sono stato sempre orgoglioso degli apprezzamenti che ha ricevuto il nostro Ordine in qualsiasi
contesto: Avvocati di altri Fori, Magistrati, dirigenti e personale delle cancellerie e in seno alle
Istituzioni Forensi.
Al CNF hanno sempre apprezzato e segnalato le nostre iniziative in linea, se non anticipatorie, del
nuovo corso dell’Avvocatura, volto anche a valorizzare il suo ruolo sociale. Ricordo l’evento formativo
da noi organizzato a Palermo nel 2017 nell’ambito dell’assemblea nazionale di Amnesty International,
con la presenza del presidente Mascherin, occasione in cui abbiamo avviato le relazioni tra i due enti
per quello che poi è divenuto il protocollo nazionale tra CNF e Amnesty per la formazione
dell’Avvocato sulla tutela e la difesa dei diritti umani, già attuato con il nostro intervento all’Ordine di
Catania e recentemente anche in quello di Ragusa.
Il rapporto che da tanti abbiamo avviato con le scuole del territorio, poi concretizzatosi con i progetti
di Alternanza Scuola Lavoro, è divenuto successivamente oggetto del protocollo tra CNF e Ministero
dell’Istruzione.
L’attenzione sempre avuta sulla deontologia dell’Avvocato ci ha consentito di fornire un importante
contributo alla epocale modifica del nostro codice deontologico, con la partecipazione alla
commissione del CNF, per diversi mandati, del nostro consigliere avv. Salvatore Chiaramonte.
All’Organismo Congressuale Forense, del quale mi pregio di aver fatto parte nei primi due anni di vita,
contribuendo tra tante difficoltà al suo avvio perché potesse essere veramente l’espressione politica
dell’Avvocatura, hanno sempre apprezzato e tenuto in considerazione il contributo di idee e di
esperienze del nostro Ordine. Ricordo il plauso quando, unico Ordine in Italia, a fronte di una
situazione di stallo che nel 2017 aveva creato l’impugnativa del regolamento elettorale, grazie ad un
approfondito studio della materia coordinato dal nostro segretario avv. Nicola Muffoletto, abbiamo
comunque votato, così assicurando, nel rispetto della norma, la completa efficienza del nostro
Consiglio.
Anche all’Unione degli Ordini Forensi Siciliani il nostro Ordine ha dato un rilevante apporto di idee e
di competenze, contribuendo, nel tempo e ancor prima del riconoscimento della nuova legge, a
trasformarla da “occasione di incontro tra gli Ordini” a luogo costante di confronto e di indirizzo per
l’Avvocatura Siciliana. E ciò ha naturalmente consentito che l’avv. Luigi Spinosa fosse chiamato a
ricoprire la carica di vice presidente e che l’avv. Fabio Raneri fosse individuato come referente e
coordinatore della commissione informatica.
Vorrei ricordare ancora il Consiglio Distrettuale di Disciplina del nostro distretto che, appena istituito
dalla nuova legge, si è trovato ad affrontare carenze di organizzazione e di mezzi, ma ha potuto
contare sulle iniziative e le soluzioni offerte dal nostro Ordine, come la destinazione par time di un
nostro dipendente, che ancora oggi ne regge la segreteria.
Potrei non soffermarmi su ciò che l’Ordine ha realizzato in questi ultimi anni nel nostro Tribunale
perché tutti voi ne siete a conoscenza. Ma alcune cose è giusto ricordarle, anche per dare valore a
chi tanto si è speso perché si realizzassero.
Intanto, mi auguro che nessuno dimentichi mai che questo Tribunale c’è grazie all’intuizione di
ampliare la sua competenza territoriale in un momento in cui i piccoli Tribunali in tutta Italia venivano
soppressi. Acquisire il territorio dell’ex Tribunale di Bagheria ha significato un grosso sacrificio
riorganizzativo, ma oggi possiamo dire la nostra.
Siamo stati il tribunale pilota con un progetto ad hoc del Ministero della Giustizia per l’introduzione
del processo telematico, che ha avviato tutto il percorso di informatizzazione del sistema giustizia.
Ricordo con orgoglio quando i dirigenti del DGSIA del Ministero nelle riunioni tecniche chiedevano di
parlare con il nostro referente avv.Fabio Raneri, consapevoli che solo da un’Avvocatura competente
poteva giungere un corretto e coerente contributo. Oggi sembra tutto scontato, ma non lo era e non
lo è. Abbiamo di fronte la seconda fase della digitalizzazione del processo penale, alla quale non
dobbiamo sottrarci, sapendola governare dalla parte degli interessi degli Avvocati.
La Cassa Forense, amore e odio degli iscritti, ci ha trovati pronti con l’istituzione di uno sportello
informativo, anch’esso curato dal collega avv. Fabio Raneri, che non si è mai sottratto alle domande
dei colleghi, ma anche alle loro ansie.
Siamo riusciti anche a cogliere la sfida della formazione dell’Avvocato affidata agli Ordini. Grazie
anche al contributo delle Associazioni Forensi, l’Ordine, con la commissione coordinata dall’avv.
Salvatore Chiaramonte, ha fornito percorsi formativi di qualità. La formazione è stata anche utilizzata
per riavvicinare l’Avvocatura al territorio con diversi incontri organizzati in collaborazione con i
Comuni.
In tutto ciò non vi sono segreti, alchimie, ma solamente la consapevolezza che sono fondamentali le
idee, la voglia di fare, l’essere pronti ad anticipare i tempi e,quindi, le sfide di fronte alle quali la nostra
professione viene continuamente posta da un mondo che cambia e lo fa ormai in tempi brevissimi.
L’Avvocato non può estraniarsi dal contesto sociale in cui opera e deve guardare anche oltre questi
confini. Ancor di più queste caratteristiche devono sussistere in chi assume il ruolo di rappresentanza
dell’Avvocatura, a qualsiasi livello.
Sono certo che questo spirito animerà i propositi e l’azione di chiunque sarà chiamato a svolgere tale
ruolo. In me non verrà certamente meno: certe cose li senti o non li senti, al di là del ruolo.
Concludo ringraziando coloro che negli anni hanno condiviso con me questa esperienza in Consiglio,
sono tanti e non si possono citare, ma ciascuno di loro, anche nei momenti di non di condivisione, ha
contribuito a creare le condizioni perché tutto quello che ho cercato di riassumere in queste righe
fosse fatto.

Cordialmente,
Carmelo Pace






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