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Le donne e i gatti

L’animale domestico che attrae fin da piccole, quasi tutte le  bambine lo vogliono sempre in casa

Ma perché le donne amano i gatti e anche loro le amano?

Il loro amore oltre ogni secolo 

Le donne amano i gatti. E’ risaputo. Nei romanzi, in televisione o al cinema, le donne “gattare” sono zitelle sole e tristi ed hanno oltre  40 anni. Ma  si sa, è solo uno stereotipo perché i gatti sono adorabili e piacciono proprio a “tutte”.

Quando fissano con quegli occhi azzurri, verdi o ambra, sembra che le donne ci vedono dentro un universo.

Queste creature sono sempre stati gli animali prediletti dal mondo femminile, e dal canto loro anche i gatti, sembrano prediligere di gran lunga il gentil sesso.

“Il primo incontro”

Le donne fin da bambine hanno la naturale tendenza a sfamare mici anche randagi di strada e ad esserne particolarmente attratte dalla loro forma sinuosa, dai loro occhi furbi e misteriosi, dal loro musetto grazioso e dalla loro coda giocherellona restandone così affascinate e diventandone solitamente le allevatrici per eccellenza .E’ proprio  la donna  in genere ad aprire per prima la porta della propria casa ad un gatto e ad entrare in combutta con il marito o in conflitto con i genitori per poterlo tenere con sé.

Una storia oltre i secoli

Questo magico rapporto non i gatti risale agli Egizi che per primi li accolsero nelle loro dimore considerandoli  animali sacri , anche perchè questi raffigurarono Bastet, una delle loro principali dee, proprio con il corpo di donna e la testa di gatto.La stessa regina Cleopatra adorava queste straordinarie creature e si narra che si truccasse gli occhi per avere lo stesso sguardo ammaliante della sua gatta.

In molte altre culture il gatto è spesso unito alla donna e lo ritroviamo rappresentato accanto alle divinità femminili, per esempio la dea nordica Freya che viene raffigurata su di un carro trainato da 4 splendidi gatti grigi. I Fenici invece, ne riconoscevano l’utilità nel tenere a bada la proliferazione dei topi, distruttori e inquinatori e veicolo di terribili epidemie come la peste.

Dagli inizi del Medioevo però, fino al 1800 con l’Illuminismo, questa bestiola e le donne, hanno conosciuto veramente secoli bui. In particolare,nel 1400, quando i gatti erano ritenuti come le incarnazioni del diavolo, le donne che li accudivano erano perseguitate nei modi più orrendi e giustiziate. Nel 1484 papa Innocenzo VIII decretò infatti la caccia alle streghe e anche il solo dar del cibo ad un gatto era sufficiente affinché una donna venisse accusata di pratiche diaboliche e di stregoneria.

Era opinione diffusa infatti che le streghe si originassero dai gatti e che, per scongiurare il pericolo, si dovesse praticare un’incisione a forma di croce sulla pancia dei micetti appena nati. Se non si procedeva in questo modo, i gatti all’età di sette anni si sarebbero mutati in donne sataniche. Inoltre, si diceva che le donne molto anziane, di notte prendessero le sembianze di grossi gatti neri per andare a succhiare il sangue al bestiame nelle stalle.

In quel periodo molto buio, i gatti pativano atroci sofferenze ed entrambi venivano giustiziati insieme nei modi più terribili. Queste assurde credenze religiose erano diffuse e praticate nelle città ma meno nelle campagne. Qui, a contatto con le leggi delle Natura, le contadine davano poco peso alle condanne della Chiesa e continuavano invece a rispettare i gatti, grate dell’aiuto che davano loro nella lotta contro i topi e contro i ratti.

Ma perché questo particolare rapporto proprio tra donna e gatto?

Il famoso zoologo inglese Desmond Morris ha cercato di spiegarne le motivazioni, e tra questi Desmon ha esposto una particolare ipotesi: secondo lo studioso, i gatti preferiscono le donne perché trovano la loro voce acuta, e più simile quindi a quella di un felino, più piacevole da ascoltare rispetto a quella degli uomini.
Oltretutto, le donne nascono già con un istinto naturale materno per la cura e la dedizione verso i bambini, quindi tendono a nutrire facilmente lo stesso tipo amore anche per i loro pelosetti a quattro zampe.

Questa tesi è affermata da Discovery News, secondo cui la capacità di una donna di manifestare attenzione e amore al proprio peloso in modo materno, ricorda al cucciolo l’amore della sua mamma, motivo in più per legarsi maggiormente alla sua padrona.

Altre ricerche riguardano il modo di guardarli e si è dimostrato che mentre le donne si avvicinano al gatto accucciandosi e quindi ponendosi al suo stesso livello mettendolo così a proprio agio, gli uomini tendono invece a chinarsi su di lui sovrastandolo, atteggiamento che incute nel gatto un senso di timore. Molte cure al gatto vengono praticate dal veterinario che solitamente è una figura maschile, il quale deve tenerlo fermo e immobile, fargli necessariamente un po’ male e costringerlo a delle cose che per lui sono torture, quindi a volte teme il sesso maschile proprio perché gli ricorda questa figura che solitamente è molto spesso in generale, proprio un uomo.
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Anche il tocco femminile ha quindi pure il suo effetto.

In generale, le donne hanno le mani più morbide e delicate degli uomini quando accarezzano un gatto; quest’ultimo tende a percepire il tocco più leggero e rilassante di quello percepito dal grande palmo della mano maschile. Questo va ad avvalorare le precedenti teorie.

Qualunque siano le motivazioni scientifiche, certo è che i gatti e la donna hanno moltissime caratteristiche comuni.

LA PERSONALITA’

Come le donne, i gatti hanno pure una personalità misteriosa, inafferrabile e volubile, hanno occhi che vedono oltre il visibile e che sanno arrivare al cuore e alla mente, passano dalla più pacata dolcezza alla inspiegabile aggressività, sono amanti della casa e della pulizia. Nel film Catwoman del 2004 diretto da Pitof, la protagonista Patience Phillips, ne riprende tutte le caratteristiche diventando una “vera gatta”.

Non si dice forse che i movimenti aggraziati di alcune ballerine sono “felini”? E che la dolcezza e le sensibilità proprie dei gatti sono a loro volta definite doti “femminili?

I DETTI:
In Germania, ad esempio, si usa dire che “chi ama i gatti, bella donna piglia”. Un altro detto recita: “gatto e donna in casa, uomo e cane fuori casa”, e gli antichi latini dicevano “il gatto si siede dove era seduta la donna”.

Insomma, forse sono state proprio queste affinità di spirito e questi forti parallelismi che hanno così fortemente legato il loro rapporto e che continueranno a tenerli indissolubilmente uniti fino al finire dei tempi.

Le foto





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