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Sebastiano Tusa e la sua battaglia per Termini Imerese: a Palermo cerimonia commemorativa

Il 10 giugno, il celebre archeologo, nonché Assessore ai Beni culturali, Prof. Sebastiano Tusa verrà ricordato con una messa di suffragio che si terrà alle 17.00 nella Cattedrale di Palermo, a seguire, a Palazzo d’Orleans, sono previsti gli interventi commemorativi del governatore Nello Musumeci, del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, del rettore dell’Università Fabrizio Micari e dello scrittore e storico Valerio Massimo Manfredi.

Sebastiano Tusa, dirigente della Regione Siciliana negli anni Novanta fu responsabile della sezione archeologica del Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro. Nel 2003, durante scavi da lui diretti a Pantelleria, vennero trovati  tre ritratti imperiali romani. 

Abbandonata la ricerca sul campo, si occupò di amministrazione dei beni culturali nei ruoli della Regione Sicilia, guidando la Sovrintendenza di Trapani. Nel 2004 venne nominato primo sovrintendente del mare da parte dell’assessorato dei Beni culturali della Regione Sicilia.

Organizzò missioni archeologiche in Italia, Pakistan, Iran e Iraq. Nel 2005 guidò gli scavi a Mozia, riportando alla luce, sulla strada sommersa che conduce all’isola, alcune strutture identificabili come banchine. Nel 2008 realizzò un film documentario con Folco Quilici sulla preistoria mediterranea a Pantelleria. Gli scavi da lui promossi, e condotti sul campo da Fabrizio Nicoletti e Maurizio Cattani, avrebbero poi confermato il ruolo di Pantelleria come “crocevia per i mercanti” in epoca antichissima.

Nel gennaio 2010 venne nominato Socio onorario dell’Associazione Nazionale Archeologi. Sempre quell’anno passò a guidare la Soprintendenza di Trapani.

Nel marzo 2012 si candidò al consiglio comunale di Palermo nella lista di FLI ma non risultò eletto. Nel 2012 tornò a dirigere la Sovrintendenza del mare della Regione.

L’11 aprile 2018 divenne assessore ai beni culturali dal presidente della Regione Nello Musumeci, in sostituzione di Vittorio Sgarbi, e lasciò la Sovrintendenza del mare.

Dagli anni 2000 fu docente di archeologia marittima nel corso di laurea triennale in archeologia navale, con sede a Trapani, dell’Università degli Studi di Bologna. Fu inoltre professore di paletnologia presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli e docente a contratto alla scuola di lettere e beni culturali dell’Università degli Studi di Bologna. Nell’anno accademico 2015-2016 era stato docente a contratto presso l’Università Philipps di Marburgo, in Germania. 

La città di Termini Imerese lo ricorda per la sua battaglia contro la burocrazia, che lo considerava un fanatico, per far ripartire gli scavi nella grotta, il Riparo del Castello, abitata dall’uomo sin dal Paleolitico. Si era impegnato in prima persona, con la vanga in mano, fin quando insieme ai suoi studenti non aveva trovato un bellissimo manufatto in selce pregevolmente lavorato. Sperava che questo bastasse a convincere i burocrati a proseguire gli scavi in quel luogo ormai da troppo tempo dimenticato. Purtroppo non è andata così, con grande rammarico di Tusa manifestato ai suoi allievi, i quali sono certi che il loro amato prof sarebbe riuscito nell’impresa se solo il destino non si fosse messo in mezzo. 

Sebastiano Tusa muore il 10 marzo 2019 presso Bishoftu, in Etipoia, nell’incidente aereo del volo Ethiopian Airlines 302, partito da Addis Abeba e diretto a Nairobi, l’archeologo avrebbe dovuto prendere parte ad una conferenza internazionale organizzata dall’Unesco Malindi. 

Una studentessa ha voluto dedicargli un passaggio di un libro che a lui piaceva, “Memorie di Adriano”: “La vita è atroce; lo sappiamo. Ma proprio perché aspetto tanto poco dalla condizione umana, i periodi di felicità, i progressi parziali, gli sforzi di ripresa e di continuità mi sembrano altrettanti prodigi che compensano quasi la massa immensa dei mali, degli insuccessi, dell’incuria e dell’errore. Sopravverranno le catastrofi e le rovine; trionferà il caos, ma di tanto in tanto verrà anche l’ordine. La pace s’instaurerà di nuovo tra le guerre; le parole umanità, libertà, giustizia ritroveranno qua e là il senso che noi abbiamo tentato d’infondervi. Non tutti i nostri libri periranno; si restaureranno le nostre statue infrante; altre cupole, altri frontoni sorgeranno dai nostri frontoni, dalle nostre cupole; vi saranno uomini che penseranno, lavoreranno e sentiranno come noi: oso contare su questi continuatori che seguiranno, a intervalli irregolari, lungo i secoli, su questa immortalità intermittente. Se i barbari s’impadroniranno mai dell’impero del mondo, saranno costretti ad adottare molti dei nostri metodi; e finiranno per rassomigliarci”.

 






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