Opinioni Politica Termini Imerese

A due anni dalla elezione a sindaco di Francesco Giunta, cosa rimane nell’opinione pubblica del suo operato-L’intervista

di Rosalinda Camarda

Il 25 giugno di due anni fa, i cittadini di Termini Imerese sceglievano come loro sindaco Francesco Giunta, ribattezzato dai termitani “il sindaco della gente”alla luce dei suoi tentativi di gestire i problemi non con le parole ma con i fatti. Ognuno di noi, a prescindere dal colore o dallo schieramento politico, passando per caso da Piazza Duomo vedeva, fino a tarda sera, la luce della sua stanza accesa.E, sempre passeggiando per il salotto di Termini, ancora oggi è diffusa nell’opinione pubblica locale che, pur di gestire la complessa macchina amministrativa del Comune con onestà e trasparenza, abbia anche sacrificato vita privata e affetti.
Ma a parte l’adagio che recita “Vox Populi, Vox Dei”, utile nel discernere le idee dominanti, giornalisticamente vanno valutate le evidenze o le mancanze oggettive.

Nella breve ma intensa esperienza alla guida della Città di Termini Imerese è stato al fianco dei lavoratori ex Fiat (oggi Blutec), che ancora oggi gli riconoscono impegno e familiarità nei rapporti umani. Ha costruito e coordinato il Comitato dei Sindaci del comprensorio, potendo contare sulla stima e l’affetto di tanti amministratori.
Nel rapporto con i dipendenti comunali ha sempre tenuto al rispetto dei ruoli, evitando di entrare a gamba tesa nella gestione degli Uffici e intrattenendo, con ognuno di loro, simpatici rapporti di cordialità.
Èstato oggetto d’intimidazioni, in primis con il mostruoso e gratuito avvelenamento di entrambi i cani, due trovatelli che i figli Enzo e Giuseppe avevano adottato.
O, ancora, l’episodio di quel tizio che in un pomeriggio d’inverno, a Uffici comunali chiusi, ha letteralmente sfondato con violenza l’antico portone d’ingresso della sede storica del Palazzo Comunale, trovandosi faccia a faccia con il Sindaco, soffermatosi a lavorare oltre l’ora di ufficio, come consuetudine, con l’instancabile Mariella Alderuccio. Minuti di tensione che, riuscito finalmente a calmare l’individuo prima di interpellare le forze dell’ordine, si sono poi risolti con il loro provvido e immediato arrivo, colorando poi le varie pagine di cronaca locale.
Ma quest’aneddoto non rappresenta un caso isolato. È certamente da ricordare quando, la scorsa estate, un esagitato irruppe nei locali del Comune dall’entrata di Largo Ruzzolone mentre il Sindaco stava abbandonandoli per ultimo, costringendolo a rientrare negli uffici deserti che si apprestava a chiudere.
Assunti questi fatti, ampiamenti descritti dai giornali, è emerso come una larghissima fetta della cittadinanza termitana ricordi il programma elettorale di Giunta con un solido fondamento: un indiscutibile amore per la Città, per il mare che la bagna e per una costa stupenda, ma deturpata da errate, dissennate politiche degli ultimi trenta anni.
È, ancora oggi, pubblica opinione che non abbia mai adulato nessuno col miraggio di possedere la bacchetta magica, illudendo la cittadinanza con miraggi e impossibili promesse, garantendo invece il massimo impegno, la sua lealtà e quella correttezza che gli vengono riconosciute dai più, investendo nel recupero alla fruizione turistica e culturale del parco archeologico di Imera, delle Terme e del Museo Civico. Ha ridiscusso con la autorità portuale unica che, da Palermo, governa la distribuzione commerciale e turistica del porto di Termini Imerese, tentando, parallelamente, di restituire alla propria naturale bellezza questo golfo, soffocato dapprima dal cemento, dallo spreco e poi da un inesorabile abbandono. Per non parlare della dichiarata attenzione per lo sport e per i giovani, per la necessità di sviluppo da garantire alla città e al suo hinterland.

Ma come accade spesso, e la storia insegna, esistono corsi e ricorsi: i successi di alcuni vengono talora celebrati da altri, gli impegni profusi vedono i risultati quando il tempo ormai è scaduto.
Non sono autoctona, ma abitando nel suddetto comune e credendo fermamente che il buon giornalismo debba sempre mirare a una ricerca costante della verità, ho deciso di comprendere, ascoltare, prima di riassumere e scrivere. Registratore, libretto d’appunti e penna in mano, sono scesa in strada interpellando, interrogando, cercando di discernere la veracità delle voci locali, oltre ogni sterile faziosità stucchevolmente celebrativa o gratuitamente negativa.
A onor del vero, ho incontrato delle difficoltà, e, vincere l’indifferenza o la diffidenza di molti, è stata un’impresa ardua. Ma alla fine, setacciando ripetutamente il fiume delle coscienze e della vera opinione pubblica, sono riuscita nel mio intento, eliminando le inutili scorie che si affollavano a coprire quei granelli d’oro che, anche nella più torbida delle acque, riescono comunque a brillare.
Questo dovrebbe essere il compito di un giornalista: andare imparzialmente oltre fisiologiche antipatie o attitudini da passionari, limitandosi a raccontare i fatti con i loro relativi pro e contro senza cadere nel tranello di facili giudizi. Alcuni avranno da ridire, altri alzeranno le spalle, ma ci sarà qualcuno che magari apprezzerà il mio lavoro.
Le dichiarazioni rese dagli intervistati, soprattutto tra la gente più semplice, riconoscono le qualità umane di Francesco Giunta, mentre quelle detrattive pur riconoscendone la bontà d’animo e l’onestà, ne lamentano la sete di visibilità e l’incapacità di gestire gli squali e i trabocchetti della politica.Alcuni, addirittura, chiedono di scendere, nuovamente, in pista.
“Perché una società vada bene – affermava Giovanni Falcone -, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il proprio dovere”.

 

Vediamo di seguito quali sono le considerazioni che l’avvocato Giunta ha reso nel corso della breve intervista.

 

Quali valori l’hanno ispirata nelle sue azioni amministrative?

«Innanzitutto, il valore del rispetto della dignità della persona umana, in tutte le sue sfaccettature, senza distinzioni. Una sana gestione amministrativa, risanamento dei conti (abbiamo sempre rispettato il “patto di stabilità”),  riallineamento dei bilanci, applicazione del principio, sempre valido, della diligenza del buon padre di famiglia, senso di appartenenza alla Comunità, rispetto della legalità, sempre e ad ogni costo».

 

Quali obiettivi, tra quelli del suo programma elettorale, è riuscito a concretizzare?

«In soli 21 mesi, non è facile redigere consuntivi su un programma che avrebbe, invece,  dovuto articolarsi in 60 mesi. Preliminarmente, tengo a precisare che i risultati sono stati raggiunti, grazie all’impegno dell’intera squadra di assessori con i quali ho avuto l’onore di lavorare in questi, quasi due anni. Tornando alla Sua domanda,  posso ricordare la restituzione alla fruibilità della Villa Aguglia, secondo polmone verde della Città, per estensione, dopo la Villa Palmeri, la bonifica di Largo Crisone, da anni discarica, oggi utilizzato da tantissimi pendolari che vi parcheggiano, grazie, anche, al rapporto di collaborazione di Trenitalia che ha, contestualmente, bonificato,  su nostra richiesta, il corridoio di collegamento con la stazione ferroviaria, lo sblocco dei lavori per la sistemazione, definitiva, del Ponte San Leonardo, la messa in sicurezza della Via Circonvallazione Castello (chiusa al traffico da tempo),  l’ottenimento dei finanziamenti necessari alla messa in sicurezza di quasi tutti gli Istituti Scolastici della Città, ovviamente, mi riferisco, a quelli di competenza comunale,  la collaborazione con l’Assessorato all’Agricoltura per l’utilizzo di personale appartenente alla Forestale, da occupare nella cura del verde cittadino, la raccolta differenziata che, con tanti sacrifici dei nostri concittadini e degli operatori, aveva raggiunto e superato la soglia del 40%, consentendo, così di ottenere un piccolo risparmio sul saldo TARI (purtroppo il Consiglio Comunale, non ha votato, incomprensibilmente,  il nuovo Piano TARI), le tante iniziative culturali, la promozione del Museo Civico “Baldassarre Romano”, della Biblioteca Liciniana, del Museo del Motorismo e della Targa Florio. L’aver riportato Termini Imerese al centro della Targa Florio (ricordo le prove spettacolo del 2018 e del 2019),  grazie alle importanti interlocuzioni con Aci. Tante iniziative sportive, la valorizzazione del Parco della Serpentina Paolo Balsamo (crono in bici, raduno Ferrari, Rally d’Himera, ecc.). Ripristino, anche in questo caso, grazie ai privati, oltre che ovviamente, agli Uffici comunali preposti,  di centinaia di lampade ed impianti di pubblica illuminazione fuori uso, sistemazione di tante strade urbane ed alcune extra urbane (ma sul punto c’è ancora tanto da fare, a causa dell’atavica mancanza di risorse), riapertura svincolo agglomerato – SS 113, messa in sicurezza scorrimento veloce ASI, ecc. Le cose fatte sono tante e ancor di più quello che avremmo potuto e dovuto fare. Un Amministrazione comunale raccoglie i frutti del duro lavoro dopo anni,  purtroppo, noi non ne abbiamo avuto il tempo, nonostante la crescente fiducia dei nostri concittadini. Al riguardo, per onestà intellettuale devo sottolineare che alcune attività seguite dalla mia Amministrazione, ovviamente, hanno beneficiato del lavoro delle precedenti Amministrazioni e così sarà per chi verrà dopo di noi».

Quando e perché ha deciso di rassegnare le sue dimissioni?

«Nei giorni immediatamente successivi alla notifica dell’Avviso di Conclusione delle Indagini Preliminari. La ringrazio per questa domanda che mi consente, una volta e per tutte, le vere motivazioni della mia scelta, sofferta, dolorosa, ma consapevole. In quei giorni gli attacchi mediatici,  soprattutto quelli a carattere personale che inevitabilmente colpivano gli affetti, mi hanno fatto riflettere molto. Una riflessione che,evidentemente, ho condiviso con le persone care e a me più vicine. Tuttavia, credo, che la percezione esterna sia stata distorta dall’opinione pubblica.  Il sottoscritto si è dimesso non per le cattiverie gratuite e senza senso che nulla hanno a che vedere con la politica, quanto piuttosto, perché non potevo sopportare che qualcuno pensasse che la competizione elettorale fosse stata inquinata e che di conseguenza, io indossassi la fascia tricolore della mia Città, senza onore e soprattutto senza che prima avessi avuto la possibilità e l’opportunità di chiarire la mia posizione.  Non potevo aspettare dieci anni (le lungaggini di un processo), per ottenere giustizia e verità. Dovevo liberarmi da quel ruolo, acquisto nel giugno 2017, per il mezzo di consultazioni elettorali sulle quali aleggiava e aleggia l’ombra della corruzione elettorale (almeno secondo l’accusa). Pur nella assoluta consapevolezza di non avere mai posto in essere comportamenti illegittimi né immorali,  ho ritenuto opportuno, per la serenità della Città, fare un passo indietro. Nel 2020, i termitani torneranno al voto, con l’auspicio che il clima politico possa tornare sereno e soprattutto che i competitor per la carica di Sindaco possano occuparsi più di programmi, evitando, come è capitato al sottoscritto, nel 2017, linciaggi mediatici.Una cosa è sicura, non mi sono dimesso per codardia, piuttosto, credo, ci voglia più coraggio a lasciare la carica di Sindaco, che a restare incollato alla poltrona».

Vede la sua parabola politica conclusa, o la possiamo ripensare in pista per i prossimi appuntamenti elettorali locali e non? Si ricandiderà una volta esauritasi questa incresciosa parentesi giudiziaria?

«Ovviamente, non ho la sfera di cristallo. Le dimissioni sono troppo recenti e le ferite troppo fresche per consentirmi di valutare, con serenità cosa fare nell’immediato futuro. Una cosa è certa, questo capitolo doloroso della mia vita, mi ha insegnato tanto e soprattutto mi ha consentito di comprendere chi sono davvero gli amici e chi invece ha guardato e continua a guardare esclusivamente al proprio tornaconto personale. Non mi fermerò, continuerò ad andare avanti grazie all’affetto di tante persone (la maggioranza!!) che mi incoraggiano, quando le incontro, anche solo con un sorriso, una parola di conforto, una stretta di mano, un abbraccio. In tanti mi chiedono di tornare e di non mollare, forse anche perché l’esperienza è stata troppo breve ed interrotta bruscamente. Di certo, sin dal mio insediamento, sono stato costretto a difendermi dagli attacchi di alcuni avversari politici che non si sono mai rassegnati alla sconfitta, tanto che hanno adito più tribunali i quali hanno dato sempre ragione al sottoscritto (pensi che ancora oggi, esiste, in Corte di Appello, un ricorso presentato per le elezioni del 2017, che chiede di palesare la mia candidabilità e/o ineleggibilità!), diciamo che non ci hanno lasciato lavorare con serenità, fino all’epilogo finale dello scorso marzo. L’ultima parte della sua domanda mi fa riflettere sulla durata infinta dei processi in Italia. Ovviamente, in un Paese normale, un procedimento giudiziario che, sono certo, registrerà un esito positivo, avrebbe una durata ragionevole. Ho appena compiuto 50 anni, bene che va questo procedimento si concluderà quando ne avrò 60 di anni, che faccio nel frattempo?  Tenuto, anche conto che fino a condanna di terzo grado nella nostra Costituzione sussiste a chiare lettere la “presunzione d’innocenza”, non so se avrò la pazienza di aspettare un esito, che ribadisco, ritengo scontato. Quindi, mai dire mai!».

Il video 

 

 





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