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Blutec: le reazioni dei sindacati su nuovo sequestro preventivo azienda e vertici

La reazione della Fim-Cisl

“Il quadro diventa ogni giorno più complesso, ancora un sequestro preventivo nei confronti di Blutec, con cui sono stati bloccati 16 milioni alla società e ai suoi amministratori nell’ambito dell’indagine sulla presunta distrazione di finanziamenti pubblici. Siamo preoccupati perché i lavoratori non possono vivere di promesse, servono soluzioni concrete. Il silenzio delle istituzioni, nazionali e regionali, su questa vertenza e sul futuro di circa mille lavoratori e le loro famiglie è incomprensibile”.

Cosi Antonino Nobile segretario generale Fim Cisl Palermo Trapani e Giacomo Raneri coordinatore Fim Termini Imerese, commentano la notizia del nuovo sequestro preventivo nei confronti di Blutec.

“Al di là della vicenda giudiziaria, della quale seguiremo gli sviluppi, bisogna riaprire il tavolo al Mise e discutere di altri possibili investitori per il rilancio dell’area industriale termitana, dopo anni e anni di progetti campati in aria, è giunto il momento di aprire a nuove soluzioni industriali con aziende affidabili che sappiano valorizzare la grande professionalità dei lavoratori di Termini Imerese nel settore automotive”.

Il segretario generale Cisl Palermo Trapani Leonardo La Piana conclude “ieri la grande protesta dei lavoratori Almaviva, oggi il riaccendersi delle ansie e incertezze per i dipendenti Blutec, il nostro territorio è soffocato da vertenze che coinvolgono migliaia di famiglie e per affrontare le quali, serve il coinvolgimento di tutte le istituzioni, da quelle locali a quelle nazionali, perché stiamo vivendo una grave emergenza lavoro che non lascia intravedere speranze per il futuro del nostro tessuto economico”.

La reazione della Fiom

“Dalle indagini della magistratura viene fuori che l’obiettivo di Blutec era quello di fare business con i fondi pubblici e non di rilanciare l’attività industriale a Termini Imerese. A questo punto sarebbe utile riportare indietro l’orologio a quando Blutec il 22 dicembre del 2014: appena tre giorni dopo essere stata costituita con atto notarile, l’azienda rilevò, pagando un euro, ben tre stabilimenti e il personale per un patrimonio di circa 50 milioni di euro senza partecipare al bando di Invitalia, al quale invece avevano risposto 21 società. Chi e perché avallò quell’operazione?”.

Su quest’interrogativo la Fiom-Cgil chiede alla magistratura di approfondire, oltre agli aspetti che riguardano la distrazione di fondi pubblici, per cui sono indagati i vertici di Blutec, anche quelli relativi alle fasi che portarono alla cessione del ramo d’azienda da Fiat alla società.
A ricostruire con l’ANSA quella fase è il segretario della Fiom in Sicilia, Roberto Mastrosimone.

“Siamo a dicembre di cinque anni fa – ricorda il sindacalista – Il 31 dicembre sarebbe scaduta la procedura per il licenziamento collettivo di 700 lavoratori, per cui la Fiat o revocava o andava avanti, scelta legata probabilmente a quella che poi porterà all’assunzione di 1.500 persone a Melfi. Il 22 dicembre veniamo convocati al Mise per un incontro con l’allora vice ministro con delega Claudio De Vincenti; sapevamo che al bando di Invitalia avevano risposto diverse aziende. Dopo 12 ore di attesa, il vice ministro ci comunica che l’azienda che si aggiudicherà il ramo d’azienda sarà la Blutec, fino ad allora per noi sconosciuta, anche perché non aveva partecipato al bando. Il giorno dopo si firma l’accordo”.

Aggiunge Mastrosimone: “Adesso scopriamo che Blutec fu costituita appena tre giorni prima, il 19 dicembre del 2014”.

Non solo. “Prima di Blutec, era in corsa la società Grifa, costituita da ex dirigenti Fiat – afferma Mastrosimone – Ma quella proposta all’inizio viene cestinata dall’allora responsabile della task-force Giampiero Castano che la riprende solo dopo l’intervento di Paolo Rebaudengo, capo delle relazioni industriali di Fiat. Ma dopo qualche tempo, la Grifa scompare e spunta all’improvviso Blutec. In questa vicenda ci sono tanti dubbi e tante ombre”.

“Il ministro Di Maio – conclude Mastrosimone – convochi urgentemente Fca, ci sono mille posti di lavoro, tra diretti e indotto, a rischio”.






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