Cronaca Cultura Termini Imerese

Una cerimonia al porto termitano per i ricordare e onorare i 48 caduti del sommergibile Sebastiano Veniero

Una cerimonia al porto di Termini Imerese in occasione del 94°anniversario dell’affondamento del sommergibile Sebastiano Veniero scomparso nel nulla il 26 agosto 1925 e ritrovato soltanto dopo molti anni.

L’iniziativa, in programma il 27 agosto prossimo, alle ore 9,30, è dell’associazione nazionale Marinai d’Italia, gruppo di Palermo e Termini Imerese per ricordare e onorare i 48 caduti.

Il programma prevede il raduno dei partecipanti presso l’ufficio circondariale marittimo di Termini Imerese, nell’area portuale della città, il trasferimento e lo schieramento in quadrato davanti alla lapide dei caduti del sommergibile Veniero.

La storia della tragedia sarà illustrata dallo storico termitano e socio dell’associazione Marinai d’Italia, Aldo Bacino, seguirà l’intervento del presidente del Gr. Anmi di Palermo e Termini Imerese, il saluto del D.R. Anmi Sicilia Occidentale, la benedizione della corona d’alloro, la lettura della preghiera del marinaio e l’uscita in mare con una motovedetta della Guardia Costiera di Termini Imerese per la cerimonia del lancio della corona di alloro.

 

La storia del tragico incidente del sommergibile Sebastiano Veniero (testo a cura di Aldo Bacino)

Nell’agosto del 1925, come previsto da tempo, si svolsero per la prima volta le manovre congiunte fra la Regia Marina e la Regia Aeronautica. Zona delle grandi manovre, Mar Tirreno e le coste della Sicilia.

Dalla base navale di La Spezia salpò una poderosa flotta alla quale si era unito il panfilo reale con a bordo sua Maestà Vittorio Emanuele III che seguì tutte le manovre previste.

Con le grandi navi da battaglia, salparono una mezza dozzina di sommergibili.
Scopo delle manovre era di simulare battaglie navali con l’ausilio di alcuni idrovolanti che da poco erano stati imbarcati sulle navi più grandi e pronti a decollare dalle apposite catapulte.

La flotta si divise in due armate contrapposte: la Rossa e la Blu ed iniziarono la caccia simulata nella ricerca ed affondamento (simulato) delle navi avversarie, questo avvenne al largo delle nostre coste. Oltre alle battaglie aeronavali, era previsto lo sbarco di truppe (squadra rossa) formata dal battaglione San Marco della R. Marina, per sorprendere ed occupare le postazioni terrestri della squadra blu che il suo controspionaggio aveva previsto che lo sbarco dei rossi sarebbe avvenuto nei pressi di Milazzo.

Con sorpresa dei Blu lo sbarco dei Rossi avvenne nella costa termitana dove vennero “catturate” tutte le postazioni terrestri. In pratica, la squadra Rossa vinse la “ guerra simulata” con il sommergibile H8 (quasi certamente il Sebastiano Veniero) che silurò ed affondò la corazzata G. Cesare ammiraglia della squadra Blu.

Terminate le manovre sulle nostre coste le operazioni si dovevano spostare nel canale di Sicilia al largo fra Siracusa, Augusta e Catania, in attesa di cambiare il teatro delle manovre, tutta la flotta (forse il 22 o 23 Agosto) si ormeggiò nelle banchine del nostro porto, per mancanza di spazio molte navi si ancorarono in rada e con loro il Panfilo Reale con sua Maestà a bordo.

Diverse foto, opera dei corrispondenti di guerra che erano al seguito della flotta, mostrano le navi nel nostro golfo, compresi i sommergibili che ne facevano parte, ormeggiati nelle banchine, fra essi c’era sicuramente il Sebastiano Veniero.

Tutte le foto e relative didascalie vennero da me trovate durante una mia ricerca sul settimanale I’illustrazione Italiana del 30 agosto 1925 e successive date in settembre/ottobre dello stesso anno.

Dopo la sosta di un paio di giorni a Termini Imerese, la flotta salpò per dirigersi nel canale di Sicilia ed in quelle acque le manovre proseguirono fino al 26 di agosto, in tale data tutte le navi si dovevano raggruppare nel porto di Augusta.

In tarda serata ci si rese conto che le navi erano tutte presenti tranne il sommergibile Sebastiano Veniero, nome di un famoso Doge veneziano. Inizialmente si pensò ad una momentanea avaria ai motori che faceva ritardare il rientro del Veniero, con il passare delle ore si cominciò a parlare di una sciagura, tragedia che poi si accertò quando il sommergibile non venne trovato dalle tante navi che erano salpate alla sua ricerca, o tracce di un suo eventuale naufragio, dopo lunghe ed infruttuose ricerche risultò chiaro che il sommergibile Veniero era affondato con tutto il suo equipaggio composto da 48 giovani marinai, non si è potuto stabilire quando come e dove fosse avvenuta la tragedia.

La tragica notizia si sparse in tutta la nazione. A pochi giorni dalla scomparsa del Veniero in alcuni porti cominciarono a circolare alcune frasi dette dai marinai di un mercantile, il Carpena, questi marinai, che ovviamente avevano saputo della tragedia del Veniero, confrontando fra loro la data della scomparsa con quella del loro passaggio nei pressi di Capo Passero presso Siracusa, hanno dato per certo che il sommergibile era stato da loro speronato, questo è quello che raccontarono: giorno 26 agosto il mercantile Carpena navigando poco al largo di Capo Passero urtò ciò che il comandante della nave ritenne essere un banco di sabbia e questo scrisse sul giornale di bordo, alcuni marinai che dormivano sul ponte della nave sobbalzarono per il violento urto che a loro dire non poteva essere un banco di sabbia, il rumore fu molto forte e sicuramente avevano urtato qualcosa metallica e molto grossa, anche con tali testimonianze il comandante non volle fare ulteriori indagini e prosegui sulla sua rotta.

Queste notizie volarono di porto in porto ed arrivarono alle autorità militari e quindi al Conte Ciano, genero di Mussolini, il Conte ordinò delle immediate indagini per rintracciare il mercantile Carpena che venne trovato a Londra, le autorità italiane ne ordinarono l’immediato sequestro per indagare se fosse stato il mercantile a speronare il sommergibile, la nave venne condotta in un bacino per controllare se nella carena della nave vi fossero tracce dell’ urto. Una volta in secco vennero immediatamente trovate tracce di bronzo che facevano sicuramente parte del Veniero e che erano rimaste sulla carena della nave dopo la collisione.

Venne così accertato che il Veniero durante la sua emersione al largo di Capo Passero venne speronato ed affondato dal mercantile Carpena, purtroppo non si è potuto stabilire il punto esatto in cui era avvenuta la tragedia.

Finalmente accertata la fine del Veniero, la nostra città che lo aveva visto attraccato nelle nostre banchine ne volle onorare la memoria dell’ equipaggio, prima fra tutte le città italiane.

A Termini Imerese già da tempo si era costituito il Comitato Patriottico che nel mese di ottobre del 1925 volle dedicare la costruenda banchina al porto intestandola al Sebastiano Veniero ponendo pure una lapide in memoria dei marinai morti che recitava: “In memoria dell’ eroico equipaggio del sommergibile Sebastiano Veniero”.

Questo è il motivo per cui la nostra banchina è nota come banchina Veniero. Per anni tale lapide rimase al suo posto, con l’inizio dei grandi lavori del nostro porto, ancora in corso, la lapide è scomparsa e per anni non fu possibile rintracciarla. Finalmente nel 2015,dopo lunghi anni di ricerche storiche sul sommergibile e sulla fine della lapide, uno sparuto gruppo di cittadini, principalmente Bacino Aldo e Beppe Giallombardo, con l’aiuto successivo delle autorità militari della Guardia Costiera, autorità portuale di Palermo e Termini Imerese, del Comune della città e della sezione ANMI di Palermo e Termini, il 22 aprile 2015 con una commovente cerimonia venne posta una nuova lapide nei pressi della zona imbarco navi passeggeri.

 

Le foto






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